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giovedì 26 aprile 2018
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04/11/2015 LA SCUOLA SI METTE I VOTI, E SI DÀ 6. SOLO IL 10% SARÀ VALUTATA DA ESTERNI


Finalmente, dopo tre anni dalla prima approvazione, diventa realtà il regolamento per l’autovalutazione delle performance delle scuole. Ma, trattandosi di un auto-giudizio, la maggior parte delle scuole si è promossa con un «sufficiente». I risultati online


Esiti degli scrutini e degli esami di Stato, risultati delle prove Invalsi, informazioni sulla prosecuzione negli studi o nel mondo del lavoro degli studenti diplomati, caratteristiche del dirigente scolastico (anni di esperienza, tempo di permanenza nella scuola), caratteristiche del corpo insegnante (dall’età media dei docenti alla tipologia di contratto prevalente), informazioni dettagliate sull’organizzazione del curricolo e della progettazione didattica. Tutto a portata di click. Da oggi, a distanza di quasi tre anni dalla prima approvazione del regolamento di valutazione, la scuola italiana si mette finalmente in chiaro. Sono infatti on line i Rapporti di autovalutazione (Rav) delle scuole, frutto di un anno di lavoro in cui ogni istituto ha confrontato i propri dati con quelli provinciali, regionali e nazionali e ha messo nero su bianco i propri punti di forza e debolezza, abbinandoli a precisi obiettivi di miglioramento. I prossimi passi «Questa è una giornata straordinaria per il nostro Paese - ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, intervenuta nel corso della presentazione al Miur - Le scuole hanno dato prova di grande maturità e responsabilità mettendo in trasparenza i propri dati. Siamo di fronte ad uno strumento potente che ci porta all’avanguardia in Europa. In un anno è stato fatto un lavoro enorme, che mette nelle mani di dirigenti, docenti, cittadini e genitori importanti elementi di analisi del sistema di istruzione». Lo step successivo sarà quello della valutazione esterna, che partirà nel secondo quadrimestre sul 10% delle scuole: il numero di ispettori -un’ottantina in tutta Italia- non permette infatti un monitoraggio capillare degli istituti. L’ultimo tassello per un sistema veramente integrato di valutazione sarà quello che dovrà prevedere una pagella di docenti e presidi: «Stiamo avviando la valutazione dei dirigenti scolastici e, in parallelo, come previsto dalla Buona Scuola, quella dei docenti», assicura Giannini. Ma su quest’ultimo tema ci sono forti contrasti: la stessa norma contenuta nella legge 107, e che affida ad un comitato composto da genitori, professori e (nelle scuole superiori) studenti la valutazione degli insegnanti, ha scatenato le proteste dei sindacati della scuola. Più che sufficienti Per ora i primi elementi che emergono dagli «autogiudizi» delle scuole fanno pensare che gli istituti si siano attribuiti un giudizio intermedio, per non gonfiare le proprie performance ma neanche svalorizzarle agli occhi esterni. Per le aree degli Esiti e dei Processi le scuole dovevano esprimere un giudizio su se stesse – uno per ciascuna delle voci previste - utilizzando una scala da 1 a 7 (1=situazione molto critica, 7=eccellente). Ogni giudizio andava motivato. Secondo una prima analisi, le scuole tendono a posizionarsi, omogeneamente sul territorio, intorno ad un livello 4 (sommando Esiti e Processi), il che evidenzia una situazione complessivamente positiva. In particolare, per l’area degli Esiti il punteggio medio che le scuole si sono attribuite in relazione ai risultati raggiunti dai ragazzi è 5,02, quello relativo alle prove Invalsi 4,14, quello relativo alle competenze chiave e di cittadinanza 4,69, per i risultati a distanza (esiti post-diploma) è 5,29. Un quadro complessivamente più che sufficiente. Ma il Rav è anche e soprattutto uno strumento di lavoro per le scuole. Tra gli obiettivi che le scuole vorrebbero raggiungere, svetta il miglioramento dei risultati scolastici degli studenti. Ma tra le priorità ci sono anche il miglioramento dei risultati nelle prove Invalsi, quello delle competenze chiave e di cittadinanza, i risultati a distanza. ] Esiti degli scrutini e degli esami di Stato, risultati delle prove Invalsi, informazioni sulla prosecuzione negli studi o nel mondo del lavoro degli studenti diplomati, caratteristiche del dirigente scolastico (anni di esperienza, tempo di permanenza nella scuola), caratteristiche del corpo insegnante (dall’età media dei docenti alla tipologia di contratto prevalente), informazioni dettagliate sull’organizzazione del curricolo e della progettazione didattica. Tutto a portata di click. Da oggi, a distanza di quasi tre anni dalla prima approvazione del regolamento di valutazione, la scuola italiana si mette finalmente in chiaro. Sono infatti on line i Rapporti di autovalutazione (Rav) delle scuole, frutto di un anno di lavoro in cui ogni istituto ha confrontato i propri dati con quelli provinciali, regionali e nazionali e ha messo nero su bianco i propri punti di forza e debolezza, abbinandoli a precisi obiettivi di miglioramento.

I prossimi passi

«Questa è una giornata straordinaria per il nostro Paese - ha sottolineato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, intervenuta nel corso della presentazione al Miur - Le scuole hanno dato prova di grande maturità e responsabilità mettendo in trasparenza i propri dati. Siamo di fronte ad uno strumento potente che ci porta all’avanguardia in Europa. In un anno è stato fatto un lavoro enorme, che mette nelle mani di dirigenti, docenti, cittadini e genitori importanti elementi di analisi del sistema di istruzione». Lo step successivo sarà quello della valutazione esterna, che partirà nel secondo quadrimestre sul 10% delle scuole: il numero di ispettori -un’ottantina in tutta Italia- non permette infatti un monitoraggio capillare degli istituti. L’ultimo tassello per un sistema veramente integrato di valutazione sarà quello che dovrà prevedere una pagella di docenti e presidi: «Stiamo avviando la valutazione dei dirigenti scolastici e, in parallelo, come previsto dalla Buona Scuola, quella dei docenti», assicura Giannini. Ma su quest’ultimo tema ci sono forti contrasti: la stessa norma contenuta nella legge 107, e che affida ad un comitato composto da genitori, professori e (nelle scuole superiori) studenti la valutazione degli insegnanti, ha scatenato le proteste dei sindacati della scuola.

Più che sufficienti

Per ora i primi elementi che emergono dagli «autogiudizi» delle scuole fanno pensare che gli istituti si siano attribuiti un giudizio intermedio, per non gonfiare le proprie performance ma neanche svalorizzarle agli occhi esterni. Per le aree degli Esiti e dei Processi le scuole dovevano esprimere un giudizio su se stesse – uno per ciascuna delle voci previste - utilizzando una scala da 1 a 7 (1=situazione molto critica, 7=eccellente). Ogni giudizio andava motivato. Secondo una prima analisi, le scuole tendono a posizionarsi, omogeneamente sul territorio, intorno ad un livello 4 (sommando Esiti e Processi), il che evidenzia una situazione complessivamente positiva. In particolare, per l’area degli Esiti il punteggio medio che le scuole si sono attribuite in relazione ai risultati raggiunti dai ragazzi è 5,02, quello relativo alle prove Invalsi 4,14, quello relativo alle competenze chiave e di cittadinanza 4,69, per i risultati a distanza (esiti post-diploma) è 5,29. Un quadro complessivamente più che sufficiente. Ma il Rav è anche e soprattutto uno strumento di lavoro per le scuole. Tra gli obiettivi che le scuole vorrebbero raggiungere, svetta il miglioramento dei risultati scolastici degli studenti. Ma tra le priorità ci sono anche il miglioramento dei risultati nelle prove Invalsi, quello delle competenze chiave e di cittadinanza, i risultati a distanza.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA
Allegato 1:
Allegato 2:
Allegato 3:
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